Collezione Guatelli 3

Collezione Guatelli: la straordinaria raccolta di lattine d’artista

La storica dell’arte e curatrice Daniela Lauria ci racconta una storia, quella della Collezione Guatelli.

L’Associazione Culturale Guatelli, nata ufficialmente nel 2006, raccoglie e custodisce l’eredità di una delle più importanti aziende di packaging, che oggi consta di oltre 6.000 pezzi unici realizzati in collaborazione con artisti e illustratori.

Una storia che parte dalla seconda metà dell’Ottocento, con un aumento notevole nella produzione di olio d’oliva, l’emigrazione italiana verso le Americhe e la relativa nostalgia per casa, fino ad arrivare alla nascita dei primi packaging d’artista.

Le immagini litografiche effigiate su ciascun imballaggio della Collezione Guatelli sono testimonianza della storia dello sviluppo industriale non solo di Imperia e della Liguria, ma ricoprono un ruolo fondamentale a livello nazionale, in quanto a partire dai primi del Novecento si concentrarono i più importanti stabilimenti che producevano packaging in banda stagnata per l’esportazione italiana.

Nella vasta raccolta sono presenti rarissime latte di olio dei maggiori opifici liguri, ma anche particolari esempi di produzione nazionale e confezioni destinate ai diversi generi alimentari, a testimonianza della ricchezza e l’originalità di questa fiorente attività.
Degni sicuramente di nota sono le opere appartenenti a numerosi disegnatori di fama nazionale ed internazionale che erano impiegati in questa forma d’arte, ma altrettanto interessanti risultano essere le realizzazioni di artisti e grafici per lo più sconosciuti che, comunque, consentono di avere un quadro abbastanza ampio dell’evolversi del gusto degli italiani nell’arco di cento anni.

Emerge, quindi, un fatto molto significativo: l’aspetto grafico univa le esigenze della ricerca artistica che stava sperimentando nuovi spazi per una comunicazione più integrata con le dinamiche sociali, quella di una cultura imprenditoriale che aveva l’esigenza di veicolare i prodotti attraverso la “novità” e la variazione delle immagini che li pubblicizzavano.

Ancora oggi, osservando le latte di banda stagnata litografata si è subito attratti dalla loro fantasia e dalla singolare forma. Non dimentichiamo, infatti, che le lattine dovevano conquistare i consumatori in maniera coinvolgente, con un piglio moderno, rinnovandosi e modificandosi a seconda delle esigenze.

Ma, a partire dalla fine dell’Ottocento, accanto alle famiglie piccolo-borghesi che vivevano in perfette tranquillità, c’era anche la schiera di diseredati che facevano le file sulle banchine dei porti e s’imbarcavano per le Americhe, alla ricerca della fortuna.
Giunti nel nuovo paese, si accorsero che mancava l’olio d’oliva, fondamentale ingrediente della cucina italiana e, quindi, si iniziò a importarlo dall’Italia.

Gli emigranti, nostalgici della patria, non si accontentavano della solita lattina, la volevano bella e decorata. Si iniziò, pertanto, a lavorare alla litografia come fosse carta pregiata, creando latte dai colori sfumati e raffinati, non solo per l’olio ma anche per il tonno, cercando di creare marchi e simboli che meglio potevano alleviare la nostalgia della lontana terra d’origine.

Inizialmente si produssero figure semplici: fronde d’ulivo, paesaggi, figure simboliche; successivamente apparvero i panorami lontani – come ad esempio le marche: “Il Vesuvio”, “Lanterna di Genova” – e i ricordi di casa – “Sole Mio”, “Patria Nostra”.
Sulle lattine vennero effigiati i personaggi più famosi: i grandi geni – Giotto, Leonardo e Raffaello – i poeti e letterati – Ariosto e Carducci – e i personaggi della lirica – Tosca, Otello e Rigoletto. Molto ricca fu la serie patriottica: Garibaldi, Mazzini, e Umberto I fino ai membri della famiglia reale, non tralasciando gli avvenimenti che, in quel momento, appassionavano il mondo come la marca “Nobile” che celebrava lo sfortunato viaggio polare del dirigibile italiano.

L’olio non prendeva, infatti, il nome dal suo produttore, ma si richiamava a immagini che ricordavano in qualche modo l’Italia, poiché le lattine erano destinate agli italiani in America.
Tutte avevano i titoli bilingue, la curiosa dicitura ”impaccato in Italia” e portavano effigiata la bandiera tricolore.

Questa parte della collezione Guatelli, così riccamente rappresentata, aggiunge un tassello sostanziale per la ricostruzione della storia dell’emigrazione del nostro paese. Infatti, per molti immigrati, l’allontanamento non fu mai da intendere come un ripudio dell’Italia, e lo dimostra il fatto che ricercavano e difendevano i simboli dello stile di vita italiano che ben presto si diffusero ampiamente nel nuovo paese di adozione.

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